Seguendo una tradizione ormai consolidata nel ‘700 che voleva, almeno nelle maggiori residenze di campagna, la presenza di una cappella o “chiesuola”, luogo di culto per la piccola comunità che ruotava attorno alla villa, la prima opera avviata da Gabriele nel 1741 sarà proprio l’oratorio. Il tempietto, a schema ottagonale e decorato all’interno da preziosi stucchi, si deve alla mano del bolognese Giuseppe Montanari, pittore-architetto, allievo di Ferdinando Bibiena. Ha facciata con pronao ritmato da quattro colonne ioniche dalle linee enfaticamente neoclassiche. All’interno sul barocco altare di stucco disegnato dal marchese nel 1743 (ma forse su precedenti schizzi del Montanari), è collocata una pala di Giovan Battista Marcola, mentre altre pitture in chiaroscuro, opere di Taddeo Taddei, adornano le pareti.
Un posto di rilievo era occupato dal giardino. Luogo di “delizie”, ma svolgente anche funzione rappresentativa, esso era considerato come un naturale prolungamento della facciata del palazzo. Oggi, dopo gli ampi rimaneggiamenti e la trasformazione ottocentesca in parco, nulla rimane di quello schema ormai tradizionale del “giardino all’italiana”.
A rimarcare, invece, la stretta integrazione tra residenza e agricoltura v’è l’importante fattura, nel maggio del 1748, del “selese da riso” e delle adiacenti “barchesse da secarlo” erette non solo per necessità ma anche per nobilitare il cortile.
Adiacente al parco è la sala ristorante sorta dalla ristrutturazione della preesistente limonaia, immersa nel silenzio della campagna, nel verde del parco, ma al tempo stesso unita alla storica villa. I saloni affrescati, gli spazi nel parco, la sala ristorante, offrono la possibilità di organizzare feste, banchetti e meeting aziendali.
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