L’impianto tipologico ricalca lo schema tradizionale della villa veneta: ai lati del vasto salone centrale, con ingressi dalle due estremità, sono disposte, in simmetria, le varie stanze dai moduli larghi e luminosi. Un sontuoso scalone, con soffitto e decorazioni architettoniche dipinte da Giuseppe Montanari, conduce al piano superiore dove l’impianto, immutato, s’impernia attorno al salone centrale coperto da una bella volta affrescata dal Gru e dal Montanari. Nelle sale la spartizione delle pareti ricorre ai panneaux: leggeri e allungati riquadri verticali incorniciati da delicate profilature in stucco, in cui vengono armoniosamente inserite le porte, le finestre, I ritratti degli avi e dei “signori di casa”. In questa ricerca di grazia, di forme eleganti e leggere, si disvela l’adesione al gusto ‘privato’ del rococò. Nel ricercato contrasto tra la solidità dell’impianto formale, ribadita dal bugnato del portico e dallo spessore dei pilastri superiori, e la raffinatezza del disegno dell’ordine ionico e delle linee ondulate delle modanature del fastigio e delle volute di raccordo, l’opera trova una sua indiscutibile peculiarità. E’ tuttavia della dimensione verticale del fastigio e nell’intensificazione dell’arredo decorativo, sia pittorico (i riquadri affrescati dal Marcola) sia plastico (le quattro statue di figure femminili sul coronamento, scolpite da Lorenzo Muttoni) che la semanticità del discorso si carica sin quasi a divenire compiaciuta esibizione del rango sociale.
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